Donne, il lungo cammino dei diritti femminili

Confesercenti celebra la giornata delle donne con un approfondimento monografico sul lungo cammino dell'affermazione dei diritti femminili. Un cammino che ha portato al riconoscimento di diritti sacrosanti, ma che rende evidenti le discriminazioni e le problematiche di cui le donne sono vittime e che ancora resistono in tutto il mondo. Dalla negazione di uno dei diritti più elementari come il voto, ancora precluso in alcuni Paesi, alla violenza, passando per uno dei temi centrali nel dibattito italiano di questo periodo: il lavoro. Nel nostro Paese la disoccupazione femminile rivaleggia solo con quella giovanile, e anche nel mondo dell'impresa il ruolo della donna - nonostante sia, dati alla mano, decisamente più dinamica dell'uomo - è ancora minoritario: solo un'impresa su quattro è guidata da un'imprenditrice.

 

Occupazione
Il tasso di disoccupazione femminile nel nostro Paese, nel secondo semestre 2011 è del 9%, a fronte di un tasso nazionale del 7,8%. Le occupate femminili sono 9 milioni e 332 mila rispetto al secondo trimestre del 2010 crescono di circa 1%. Le occupate sono il 40,6% degli occupati totali. Le occupate indipendenti sono 1 milione e 700 mila ossia il 19% delle occupate totali quelli dipendenti sono l’81% (circa 7 milioni e mezzo).

 

Il divario occupazionale tra donne e uomini
In Italia resta alto la differenza tra il tasso di occupazione femminile e maschile, che nel 2010 è pari a -21.6 punti percentuali, il doppio rispetto alla media europea (-11,9 punti percentuali).
Nel 2011 il tasso di occupazione femminile è del 46,4%, mentre quello maschile del 67,5% (-21 punti percentuali). Il tasso di disoccupazione femminile a gennaio 2012 è del 9,9%, mentre quello maschile dell’8,7%. Le donne in cerca di occupazione sono in Italia un milione e trentamila a gennaio 2012.

 

Rapporti di Lavoro
Nel primo semestre del 2011 sono stati attivati e registrati 5 milioni e 300 mila rapporti di lavoro. Questi hanno riguardato 3.641.552 lavoratori, per il 45% donne (1.656.553). Per quanto riguarda la componente straniera i rapporti di lavoro attivati nel secondo trimestre 2011 sono stati 548 mila, di cui il 52% donne.

 

Imprese in "rosa"
Le imprese femminili a fine giugno 2011 risultano essere 1.430.900, pari al 23,4% di tutte le imprese registrate presso le Camere di commercio.
L'universo al femminile delle imprese italiane è aumentato in un anno di 9.815 unità (da giugno 2010 a giugno 2011). Le donne si dimostrano quindi molto più dinamiche degli uomini: il tasso di crescita è stato dello 0,7% contro lo 0,2% dei colleghi maschi, a fronte di una crescita media del tessuto imprenditoriale nazionale dell0 0,3%. Le imprese femminili nel commercio all’ingrosso e al dettaglio sono 414.446 e con un peso pari al 29% rappresentano la maggiore concentrazione delle imprese guidate da donne. Nell’anno considerato sono rimaste praticamente stabili, cresciute solo di 20 unità. Seconde per peso le imprese nell’agricoltura pari al 17,3. A distanza seguono le attività dei servizi di alloggio e ristorazione (8,8%) e le attività manifatturiere (8,2%). C’è poi una particolare vocazione delle imprenditrici donne verso i servizi alla persona dove la quota di imprese femminili risulta doppia del peso del settore a livello nazionale (7,7 contro 3,8%).

 

Diritto di voto
Anche uno dei diritti più elementari, quello del voto, non è affatto scontato per le donne. Mentre in alcuni Paesi, come la nuova Zelanda, il suffragio femminile è legge già dalla fine dell'ottocento, l'Europa ha dovuto aspettare molto più a lungo. Il primo Stato a concederlo è il Granducato di Finlandia, nel 1905, seguito dalla Norvegia, nel 1913. Mentre un grande Paese come l'Italia lo ha reso legale solo nel dopoguerra (1946). In Svizzera il voto alle donne diventa regola solo nel 1971, quasi dieci anni dopo l'Algeria (1962). E in Arabia saudita occorrerà attendere il 2015 per la prima volta alle urne delle donne.

 

Dati a cura dell'Ufficio economico Confesercenti



 

Juan Somavia (ILO): "Sostenere diritti donne zone rurali"

 

In occasione della Giornata internazionale delle donne, l’8 marzo, desideriamo ricordare le donne delle zone rurali di tutto il mondo che contribuiscono in maniera significativa al benessere delle loro famiglie e delle comunità e alla costruzione di società ed economie sostenibili. In questa giornata, chiediamo l’adozione di misure che consentano a tutte queste donne di vivere e lavorare con dignità.
Le donne costituiscono il 43% circa della forza lavoro agricola nei paesi in via di sviluppo e più del 70% della forza lavoro in alcune economie ad alta intensità agricola. Che lavorino come coltivatrici, come lavoratrici salariate, o come imprenditrici, le donne delle zone rurali si prendono cura anche dei bambini e dei più anziani e si fanno carico di molte responsabilità. Attraverso i loro molteplici ruoli, le donne contribuiscono in maniera fondamentale allo sviluppo rurale.
Le donne delle zone rurali percepiscono un salario inferiore a quello degli uomini e hanno meno opportunità in termini di accesso all’istruzione, alla formazione, alle tecnologie e alla mobilità. Le loro giornate lavorative sono più lunghe di quelle degli uomini sia che svolgano lavori retribuiti che non retribuiti. Inoltre, gran parte delle loro attività non vengono riconosciute in quanto non remunerate e confinate alla sfera domestica. Si prevede che, in molti paesi, con il protrarsi della crisi economica, il lavoro non retribuito delle donne aumenterà, riducendo la loro capacità di trovare un lavoro produttivo.
In tutto il mondo, le donne delle zone rurali si scontrano con pregiudizi e discriminazioni che limitano il loro accesso al lavoro dignitoso e frenano la loro produttività. Quest’ultima si rafforzerà solo quando le donne potranno accedere più facilmente al lavoro dignitoso e al controllo delle risorse produttive. È nell’interesse di tutti che le donne possano realizzare pienamente il loro potenziale.
È ora di cambiare le cose! È il momento giusto per ricordare che il lavoro dignitoso rappresenta una strada per uscire dalla povertà.
La parità di genere è uno dei principi fondamentali adottati dall’ILO per promuovere il lavoro dignitoso per tutti. Nel promuovere il rispetto dei principi e dei diritti fondamentali nel lavoro e del dialogo sociale, nel promuovere la creazione di occupazione, lo sviluppo imprenditoriale e il miglioramento dell’accesso alla protezione sociale, l’ILO sostiene la lotta delle donne delle zone rurali che vogliono vivere con dignità, creando opportunità di lavoro più numerose e di migliore qualità.
Questa agenda, che vuole rendere le donne padrone del proprio destino, apre senz’altro una via verso lo sviluppo sostenibile. Accompagnata da un’azione coordinata, questa agenda permette alle donne e agli uomini di interrompere il circolo vizioso della povertà.
In che modo questa agenda si applica all’economia rurale?
Fare rispettare la non-discriminazione come un diritto fondamentale, riconosciuto da tutte le politiche che coinvolgono il settore rurale; Tramite la libertà d’associazione, permettere alle donne delle zone rurali di organizzarsi, di essere più forti e di far sentire la loro voce;
Assicurare il rispetto dell’equità e dell’uguaglianza fin da piccoli, mantenendo ragazze e ragazzi a scuola fino all’età minima per poter lavorare. In tal modo, si rispetta anche il divieto del lavoro minorile;
Rafforzare la capacità delle donne di svolgere un lavoro produttivo – attraverso l’insegnamento e la formazione, l’accesso alle risorse produttive e la creazione di lavoro, attraverso il supporto alle imprese rurali, lo sviluppo delle infrastrutture e la promozione dei posti di lavoro verdi nelle zone rurali; Stabilire un piano di protezione sociale di base per garantire un livello base di sicurezza. Questo sistema permette anche alle donne di acquisire delle responsabilità e sostiene le economie locali, Organizzare i lavoratori in cooperative, associazioni e sindacati, aprendo la via a nuove attività produttive e alla fornitura di servizi; Applicare delle strategie integrate di sviluppo locale attente alle questioni di genere e che supportino il lavoro dignitoso. Un approccio basato sul lavoro dignitoso dovrebbe ridurre notevolmente le disparità di genere nel mondo agricolo e aiutare le donne delle zone rurali a sconfiggere la povertà attraverso il lavoro. Ciò avrebbe un impatto significativo. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), ridurre il divario di povertà potrebbe far diminuire di 100 o 150 milioni il numero di persone malnutrite nel mondo.
Ci sono tanti esempi incoraggianti da riprendere ed attuare, grazie al sostegno internazionale a livello politico e pratico.
Approfitto di questa occasione per rendere omaggio alle donne delle zone rurali e esorto tutti a riconoscere il loro contributo. È giunto il momento di liberare il pieno potenziale di queste donne in modo che esse possano partecipare a pieno titolo agli sforzi per instaurare un’economia globale giusta ed equa.

 


 

Leggi il documento dell'Ufficio Economico della Confesercenti: "Imprese e occupazione femminile"

 

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Maggio 2013
 
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